Partitura visiva

Dalle de verre

Perfezione compositiva e sapienza esecutiva danno vita a vetrate di grande impatto

Nel corso degli ultimi due secoli l’evoluzione delle tecniche di lavorazione del vetro, la ricerca plastica di numerosi artisti e il variare degli stili architettonici hanno prodotto nuovi tipi di vetrate, destinate agli stessi usi di quelle tradizionali rilegate a piombo.

Fra le tecniche che consentono i risultati più spettacolari c’è la dalle de verre, che consiste nel montaggio di vetri colorati di un certo spessore (2- 2,5 cm) di forma quadrata o rettangolare e di dimensioni fino a 3 cm che vengono rotte e sagomate con una sega o un martello. I bordi dei pezzi risultanti possono essere scheggiati o sfaccettati per aumentarne la capacità di rifrazione della luce. I pezzi sono quindi disposti seguendo un disegno e posati entro una cornice di legno su un letto di sabbia, su cui vengono successivamente versati un mix di sabbia e cemento o di resina epossidica. Trascorso il tempo per l’asciugatura, 24 ore circa, il vetro si presenta come una lastra solida, la superficie della vetrata viene pulita ed il pannello può essere spostato, incorporato o appeso.

Questa tecnica, sviluppata da Jean Gaudin a Parigi nel 1930, grazie come detto all’uso di vetri più spessi, produce effetti cromatici di grande impatto che si evidenziano in particolar modo quando la vetrata o il pannello vengono illuminati da luce naturale o artificiale. La caratteristica di questa lavorazione è infatti la rifrazione della luce: la mattonella viene tagliata non solo verticalmente ma anche obliquamente, creando superfici che non sono lisce ed omogenee, dando dunque luogo a giochi di luce intensi e variati.

Impegnativa nella lavorazione, soprattutto per figure o dettagli, il darre de verre trova applicazione nell’edilizia sacra, pubblica, abitativa e nell’arredo urbano.